A diciannove incontrai il mio primo analista che una volta mi disse "Lei si sceglie sempre strade complicate". Aveva ragione. Due mestieri complessi. Psicanalista e attrice. Anelito a rappresentare l'impensato, ad avvicinare i misteri. Discipline dello "scandalo" che portano alla luce frammenti di verità, scomode e liberatorie. Sì, teatro e psicoanalisi hanno qualcosa in comune. Si impastano nelle storie, private o letterarie, per cercare nuovi sensi, orizzonti. Lavorano con l'inconscio. Freud lo sapeva, l'inconscio l'hanno scoperto i poeti. In una lettera indirizzata a Schnitzler, Freud confessa all'amico di non averlo mai voluto incontrare personalmente per "timore del sosia"; le sue opere letterarie erano talmente in grado di affondare negli "abissi dell'anima" che Freud gli attribuì una capacità di indagine psicologica pari alla sua. 

C'è stato un lungo momento in cui ho pensato che non potessi pretendere di portare avanti due ricerche, quella psicoanalitica e quella teatrale. Che dovessi decidere a cosa dedicarmi. Ho provato a trascurare il teatro per seguire la professione e basta. Sono stati anni di silente malinconia. Rianimare il mio arto artistico, addormentato, è stato fondamentale. Il mio approccio alla cura è stato rinvigorito. C'è qualcosa dell'intuizione artistica che ha profondamente influenzato il mio lavoro clinico.

E così:

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicanalitico, svolgo attività clinica privata. 

Ho fondato insieme ad altri colleghi l'associazione "Dedalo, Psicanalisi Laica Fiorentina" affiliata FIDA (Federazione Italiana Disturbi Alimentari) che ha centri in tutta Italia.

Socia di Fairitaly Onlus associazione che si occupa di psicoanalisi e fiabe.

Attrice e regista teatrale, con gioia. 

Mi occupo di formazione a vari livelli, quando è possibile ibridando il teatro e la psicoanalisi.